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Nel centro di Siena, in una unità abitativa incastrata in un sistema di case a schiera si è affidata alla spinta verticale il senso del recupero, vero connettore e distributore oltre che proiettore di luce e di vertigine, asse prioritario nell’ individuazione della dimensione caratterizzante dello spazio complessivo. 
 
È ciò che accade anche, è la creazione di una sorta di “cannochiale” smaterializzato, disposto sull'asse verticale, che << assecondando la tipologia dell’edificio, svuota il corpo scale esistente (vincolato nella giacitura) e lo trasforma in un trasparente, vertiginoso vettore di luce. Nonché in un amplificatore di spazio, data l’esigua superficie netta per piano (50 metri quadrati), e nel principio ordinatore di tutta la geometria interna, la quale forma una sorta di scatola nella scatola, che si distacca dal perimetro murario, con un rispetto unito al rigore della scelta di pochi materiali primari: ferro, vetro, cemento e un unico legno (acero canadese) per arredi e finiture. Nel primo caso, la relazione con il territorio impone l’andamento orizzontale dell’intervento. Nel secondo, è lo specifico contesto urbano di una Siena “comunale” a imprimere la necessaria spinta alla verticalità. In entrambi, è la relazione non generica con il luogo, ma disegnata sulle sue pieghe sedimentate, che fa assumere ai progetti un respiro più ampio dei loro stessi limiti fisici, da far valere ciò che diceva Ernesto N. Rogers in un lontano editoriale: “La finalità ideale per comporre le contraddizioni tra memoria e invenzione è l’assorbimento della memoria nell’invenzione”. In altre parole, è uno sguardo ellittico, qui, che fa architettura: con un occhio centrato sulla storia, in modo puntuale e sensibile, e uno sulle possibilità di scalfirla, inoculando la contemporaneità come fosse un virus intelligente che, come tale, non distrugge il corpo che lo ospita, ma convive con esso e, anzi, in qualche modo lo potenzia. Insomma: un’architettura che legge la storia come portatrice sana di modernità.>> (Calzavara Abitare 460)
 
Un’ultima riflessione sugli arredi: pensati per essere assorbiti dalle imperfezioni del perimetro murario ripristinando all’interno dello spazio un filo netto e  coerente. Essi, per ortogonalità o parallelismo seguono rigorosamente l’allineamento della scala, vero nuovo principio ordinatore di tutta la struttura; così facendo, risultano per lo più calamitati all’interno della sezione muraria. Come per gli altri elementi progettuali (scala, strutture portanti dei pianerottoli vetrati, corrimano metallici, soppalchi) , sono stati realizzati in un unico materiale, per meglio dire in un’unica essenza (acero canadese) seguendo una logica di incastro di volumi e forme monocromatiche.
 
COLLABORATORI: Annunziata De Comite

2005

vertigo

musica della luce

fotografie Paola De Pietri


PREMIO RIABITA 2005 - fotografie Adriano Pecchi



Category: PRIVATE HOUSE

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