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WEEKLY STUFF

 La ristrutturazione della sede dello studio, conclusa nel  2009, resasi necessaria come risposta a bisogni  concreti quali la mancanza di spazio e di un accesso indipendente dall'abitazione dell'architetto, è diventata di fatto icona, esempio tangibile per i clienti, di un modo di fare architettura.

 
L'intervento, una fusione tra  il vecchio studio al piano primo e un fondo commerciale al piano terra, ha implicato il raddoppiamento dell'ufficio e la realizzazione di un nuovo affaccio-accesso su via Tommaso Pendola che ha posto lo spazio di lavoro  in rapporto dialettico con la città. 
La grande vetrina trasparente, leggermente aggettante verso la strada, è la chiave di tale e variabile dialettica fatta di voyeurismo, riflesso, trasparenza, curiosi segnali di luce blu. 
Lo spazio commerciale da trasformare, una architettura scavata nel tufo, stretta, profonda, dal perimetro assolutamente irregolare e caratterizzato da una successione casuale di nicchie che in alcuni casi si estendono anche al piano superiore, ha suggerito l'idea di amplificare ed esaltare tale irregolarità portandola anche a soffitto in modo da ottenere uno spazio assolutamente vibrante. Il disegno del grande foro che realizza il doppio volume e di tutto il controsoffitto parte da corrispondenze con la geometria delle pareti per poi seguire, sottolineando tale geometria, logiche funzionali alla diffusione della luce naturale ed artificiale. 
Anche gli arredi per contrasto o meno dialogano con l'architettura, se a piano terra i tavoli neri individuano due binari paralleli, sorta di controllo funzionale al rafforzamento della percezione dell'andamento casuale delle pareti, al piano primo le due grandi scrivanie si “muovono” nello spazio con la stessa logica delle piastre del controsoffitto. 
Nelle due boiserie che chiudono l'archivio progetti nella sala riunioni e le armadiature tecniche nella stamperia, il compito di “muovere” le superfici e caratterizzare lo spazio è affidato al colore:  alternanza di grigi, generalmente i più usati nei vari progetti dello studio, e di un dominante forte  (verde acido o rosso).
In questo panorama irregolare, fatto di variabili tagli di luce, di angoli quasi mai retti, di pareti quasi mai parallele, di pareti frammentate, di dialogo tra bianco, nero, materia e colore, si inserisce anche il disegno della scala che collega i due piani: un nastro di acciaio cor-ten molto semplice ma accompagnato da una balaustra fatta di fazzoletti di lamiera che, privati di spessore sui bordi, si piegano l'uno sull'altro imponendo a tutto l'oggetto un evidente scultoreo dinamismo.
 
COLLABORATORI: Francesco Terzuoli, Annunziata De Comite

2009

studio milani

architettura & arte

fotografie Paola De Pietri


 

Video

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Category: EXHIBIT DESIGN

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