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WEEKLY STUFF

 

Oggetti provenienti da mondi e geografie diverse ri-montati in un percorso di nove sezioni critiche in cui nuovi paradigmi indagano i rapporti tra gli oggetti presenti, senza annullarne le specificità, scegliendo di limitare i supporti a parete, il principio del foderare o quello dell’appoggiare. Un’idea complessa di struttura unica in cui il design implicito nell’allestire non viene negato o reso mimetico, quanto piuttosto immaginifico e liturgico,
L’allestimento stabilisce una dialettica serrata e continua tra il repertorio delle opere e la cifra attuale dei supporti, declinati in una continuità di linguaggio e di materiali strettamente legati all’esperienza del contemporaneo e facilmente riconoscibili nella loro valenza di oggetti architettonici.
Il confronto è quindi più con la storia dell’architettura che con quella del design o dell’allestimento e correndo volontariamente sul filo del fuori tema, ne sono esempio in particolare la Sala Stretta che può essere considerata un omaggio a Luis Barragan e al monumento delle Torri della Città Satellite di Naucalplan in Messico o la rappresentazione sintetica e metafisica del Palazzo della Farnesina a Roma il cui allestimento è una sorta di maquette dell’edificio reale.
Contemporaneamente, nel poco tempo a disposizione per il progetto allestitivo si doveva essere in grado di camuffare, organizzandolo, lo spazio che si cela dietro le singole operazioni ideative, scientifiche, critiche, organizzative, progettuali, normative, esecutive, promozionali che convergono nel mettere in mostra, sintetizzando infine la complessità in un progetto che stabilisse, come ricorda Sergio Polano, quel “temporaneo rapporto tra un luogo usato per esporre, una serie di oggetti da esibire, ed un sistema espositivo inteso come dato sia concettuale sia fisico”.
Complessa all'atto progettuale si presentava la gerarchia delle scelte progettuali che si sono basate sulla volontà di permettere al luogo, Palazzo Squarcialupi all’interno del complesso del Santa Maria della Scala, di continuare a potere essere apprezzato e concepito nel suo insieme stabilendo con esso una dialettica biunivoca, limitando il principio del foderare e, al tempo stesso, valorizzare di ciascuna opera le rispettive valenze visive e spaziali e, valutando che per l’occasione si trattava di 170 opere più 18 manoscritti, riuscire a trovare una calibrata varietà delle invenzioni espositive.
Scrive Dal Co’ ”quanto viene collocato nella dinamica espositiva è privato delle proprie radici e acquista nuovi significati e dimensioni” e ancora, volendo e correttamente precisare una distinzione tra mostrare e allestire ”tra mostrare ed allestire vi è consanguineità ma non coincidenza. Allestendo uno spazio lo si predispone per un’attesa destinata a venir sciolta dal mostrare. E’ il mostrare che si appropria dell’allestire risolvendo anche il dato dimensionale. Se allestire è una predisposizione, è nell’atto del mostrare che la decorazione appare come arte della misura, come manifestazione della volontà che intende offrire e porgere le cose, sottolineandone l’autonomo valore. Allestire infondo significa operare nel senso di porgere, sebbene questa offerta non esaurisca il mostrare che trova la propria realizzazione nel momento in cui il mostrare diviene un atto di apertura verso l’esperienza che ogni oggetto può possedere.”
 
COLLABORATORI: Sara Anselmi, Annunziata De Comite, Francesco Terzuoli

2005

siena & roma

Raffaello, Caravaggio e i protagonisti di un legame antico

fotografie Paola De Pietri



Category: EXHIBIT DESIGN

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